Niccolò sulla riva del torrente Vicano e le grazie della SS. Annunziata

Beneficia senescere non debent – I benefici non devono invecchiare – ammoniva il padre Luca Ferrini da Prato dei Servi di Maria nella sua Corona di Sessanta tre miracoli della Nunziata di Firenze, 1593, pregevole raccolta di benigni interventi della Madonna fiorentina, composta e pubblicata a seguito di una malattia, di un voto e della ottenuta guarigione.
‘Ammoniva’, perché già ai suoi tempi le immagini ex-voto dei miracoli citati nel libretto erano distrutte, e pertanto ora quasi supplicava di rifarle “come cose degne di memoria non solo appresso i posteri, ma di gran stupore e frutto, a chiunque l’ammirerà dei presenti” (e queste parole riportava anche il p. Eugenio M. Casalini nel suo Le tele di ‘memoria’ ex voto ..., 1971, p. 55).
Oltre a perseguire uno scopo edificatorio e istruttivo, l’autore della Corona citava le fonti usate per la sua esposizione, cioè le testimonianze dei viventi, i canti popolari e i manoscritti dei tempi precedenti (secoli XV-XVI), uno dei quali, dove “erano assai miracoli della Nunziata”, era stato in mano del granduca Francesco de’ Medici († 1587). I regnanti infatti davano anch’essi esempio di pietà cristiana. Riporta sempre il Ferrini (XXIIII, p. 60) come Astorre II Manfredi da Faenza († 1468), sconfitto nella battaglia di Anghiari e prigioniero, si fosse ricordato delle grazie ricevute dall’Annunziata e a Lei ricorrendo, era ritornato libero senza alcun riscatto ...

È quasi ovvio dirlo: le pubblicazioni antiche e recenti non sono completamente esaustive sulle grazie e i miracoli della Madonna compiuti nei momenti di crisi dei fedeli. Se un buon numero infatti è ben descritto e ad esso si fa riferimento quando si vuole studiare, per esempio, l’arte legata alla devozione, qualcun altro intervento è sfuggito all’elenco e non ha nessuna rappresentazione o stampa. Solitario si mette in luce, invece, per caso, leggendo le pagine manoscritte d’archivio, lì rimasto per motivi ignoti e che, penso, mai si sapranno.
Tali, e chiaro modello, sono le due grazie che qui si presentano, delle quali non esistono trascrizioni, immagini, né letteratura edita (o almeno chi scrive non l’ha trovata).
Appartengono alla pagina di un registro dell’archivio del convento della SS. Annunziata – da me fotografata qualche anno fa. Inserita in un foglio defilato, la memoria sembra voler risarcire una dimenticanza avvenuta dopo che gli interventi mariani erano stati diffusi presso i fedeli, omissione dovuta forse allo stesso beneficiato.
Le grazie infatti ebbero come protagonista un giovane artigiano di nome Niccolò che per modestia non ne parlò subito. Il luogo dell’intervento poi non fu a Firenze o in un grosso centro, ma il territorio vallombrosano, nel comune di Pelago di Valdisieve, nella cosiddetta Montagna Fiorentina.
Il torrente citato nella seconda è il Vicano che scorre in luoghi scoscesi e boscosi, diviso nei due rami di Pelago e di Sant’Ellero. La sua “gran riva” dovrebbe essere la cascata di Fontisterni, oggi affascinante meta di escursionisti in cerca di bei posti solitari e di frescura nel caldo estivo.

Questo il testo:
“Negli anni del Signore 1597 Nicholò di Geremia Ferruzzi dal Ferazzo [forse Ferrano nel comune di Pelago] sendo con un gravissimo dolore al quore affrittivo [che affliggeva?], quale non gliene poteva levare dal quore uomo vivente né mancho tutta l’arte di medicina, quale non sendo lecito il palesarlo, voltosi con tutto il quore alla gloriosa Madre di Dio e piangendo li dimandò questa santa gratia, o vero gli mandassi la morte se era in salute dell’anima sua non sì presto. Alzati gli ochi al cielo subito subito ricevé la grazia senza mai più sentire quel dolore; sendo govane e confidandosi ne’ sua pochi pensieri non fece memoria, come era rag(i)one, ma sempre invocandola col quore e coll’opere e tenendola per sua avocata e cara Madre, salutandola con dire le sua divozioni e preci sempre a honore suo.

Il detto Niccolò l’anno 1614, ritrovandosi sopra una gran riva di uno fiume detto Vichano di Valombrosa a lavare della lana, che così era l’arte sua, e così per sua faccende andava sopra quel gran precipizio scalzo senza scarpette in piedi, sdrucc(i)olò sopra la gran riva per cadere a terra in quel profondo luogo, e Dio, che mai abbandona chi si confida in Lui non sì presto, col quore invocando la gloriosa Nonziata di Firenze fu preso e sostenuto in aria e rimesso in luogo sicuro per grazia del grande Dio e della gloriosa Nunziata; di poi badando a tirare innanzi e sua negozzi [affari], che così innebbriato nel arte sua, non pensò a niente se non a salutarla sempre al suo solito ordine”.

Paola Ircani Menichini, 10 novembre 2023.
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